Il Marrone di Castel del Rio IGP: scopriamo il lato buono dell’autunno romagnolo | Consorzio Vini di Romagna
settembre 2021 | Tradizione

Il Marrone di Castel del Rio IGP: scopriamo il lato buono dell’autunno romagnolo

Description: Con la fine di settembre torna uno dei protagonisti della gastronomia autunnale romagnola: i Marroni di Castel del Rio IGP. Conosciamoli meglio, con un calice di vino in mano

Forse qualcuna o qualcuno di voi ha già fatto spazio nel proprio guardaroba a maglioni, giacche, qualche sciarpa leggera e pantaloni lunghi, mentre altre e altri ancora no, ma, che siate preparati o meno, il calendario dice che l’autunno è inequivocabilmente iniziato. Certo, per i nostalgici dell’estate questa e le prossime saranno settimane difficili, durante le quali riporre ombrelloni, costumi e ricordi di aperitivi in riva al mare sarà più difficile che mai, ma lasciateci almeno provare a convincervi che non tutto il freddo vien per nuocere.

Innanzitutto, l’arrivo dell’autunno coincide con l’inizio della vendemmia, uno dei momenti più attesi e magici dell’anno per viticoltrici, viticoltori e appassionati di vino. Vedere le colline brulicare di uomini e donne intente a tagliare i preziosi grappoli di uva mentre i colori della natura virano verso le calde tinte autunnali è uno spettacolo senza prezzo, letteralmente. E questo ci porta al secondo punto: i colori di questa stagione non sono forse tra i più suggestivi che Madre Natura è in grado di esibire? E ancora la vivacità delle sagre settembrine, l’arrivo nei boschi e negli orti di funghi e zucche, senza contare che settembre è il mese di castagne e marroni, forse le vere regine e i re dell’autunno nostrano. Chiusi nel loro scrigno spinato, questi frutti ricoprono come tappeti il sottobosco romagnolo e non solo, pronti per essere raccolti e portati in tavola ancora caldi e fumanti. Oggi vi parliamo di un’eccellenza della Romagna, una vera e propria prelibatezza autunnale che saprà conquistarvi con il suo dolce sapore: i Marroni di Castel del Rio IGP.

Marroni o Castagne? Questo è il dilemma

È necessario partire facendo una dovuta precisazione: marrone non è un sinonimo di castagna. Chiedetelo a Emanuele III di Savoia, che già nel 1939 promulgò un regio decreto per chiarire una volta per tutte la questione linguistica e non solo. Infatti, se la classica padella traforata è in grado di trasformare tanto le castagne quanto i marroni in caldarroste (anche se per i secondi è meglio parlare di brusé, ma ci arriveremo), soltanto i marroni possono definirsi il frutto del castagno prediletto da pasticceri e pasticcere.

Ovviamente la distinzione non si basa soltanto su questioni di gusto e di usi in cucina, ma parte da più lontano, e per l’esattezza dal bosco. La castagna è il frutto del castagno selvatico, chiamato colloquialmente “albero del pane”. L’appellativo deriva dal fatto che, per tutto il corso del Medioevo e oltre, questo frutto autunnale costituì la base dell’alimentazione di poveri braccianti e contadini, dal quale ricavavano anche una morbida farina con cui venivano realizzate nutrienti pagnotte. Ma è solo con il passaggio dalla raccolta spontanea alla coltivazione razionale e scientificamente guidata che la strada delle castagne e dei marroni prese due direzioni diverse: i marroni infatti sono i frutti dei castagni “addomesticati”, creati dopo vari incroci e innesti che hanno permesso di migliorare la qualità e la forma dei frutti. E non è un caso se abbiamo parlato di forma: all’interno del riccio di un castagno selvatico è possibile trovare fino a sette castagne, contraddistinte da taglia piccola e da una silhouette più schiacciata. Dal riccio di un castagno da marroni potremo tirare fuori al massimo 3 frutti, tutti di pezzatura maggiore rispetto alle “cugine” appena citate, dall’aspetto e dal colore decisamente diversi.

Dall’albero del pane all’albero della cuccagna: la Valle del Santerno e i marroni

Ora che abbiamo compreso quali differenze corrano fra questi due frutti, sappiamo che cosa aspettarci, in termini di dimensioni e colori, quando si parla di Marroni di Castel del Rio IGP.

Ma cosa ha reso proprio questi marroni così celebri, al punto da essersi guadagnati il prezioso marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta), rilasciato dall’Unione Europea soltanto a quei prodotti agricoli e alimentari di particolare eccellenza la cui qualità dipende strettamente dalla provenienza geografica?

Per capirlo bisogna indagare brevemente il rapporto che lega il piccolo comune della Valle del Santerno a un frutto dall’abito spinoso e dal gusto celestiale come il marrone.

Che il marrone occupi una posizione di rilievo per gli abitanti della regione è testimoniato dal fatto che, oltre a quelli di Castel del Rio, celebri sono anche i marroni di Marradi, ai quali è dedicata una sagra annuale raggiungibile, oltre che con i propri mezzi, tramite un pittoresco viaggio in treno a vapore.

Eppure solo i Marroni di Castel del Rio sono riusciti a guadagnarsi il prestigioso marchio IGP, cosa che si spiega con l’importanza storica che questo frutto del bosco ha avuto e continua ad avere per gli alidosiani (N.d.A. questo il nome degli abitanti di Castel del Rio). In zona, infatti, molti detti popolari, proverbi e filastrocche hanno come protagonista l’albero del castagno e questo frutto (provate un po’ a chiedere a un giovane alidosiano da dove vengono i bambini e con buona probabilità vi risponderà che si trovano nelle cavità delle piante di castagno).

Un legame che dura dall’Alto Medioevo, quello che intercorre fra Castel del Rio e i marroni, quando i castagni iniziarono a popolare le colline e i boschi romagnoli, diventando una fonte di sostentamento di grande importanza per i contadini del luogo (“Albero del pane” vi ricorda niente?).

Ma da fonte di sussistenza a risorsa da valorizzare e di cui prendersi cura il passo è stato breve: come si legge in un documento dell’epoca, già nel 1559 gli abitanti della Valle del Santerno offrirono al governatore della Romagna i loro migliori prodotti, su cui spicca proprio il marrone tipico del territorio:

"dodici paia di capponi, cento libbre di formaggio Marzola, cento pomi da Rosa dette mele paradise, quaranta tordi, due lepri e sei corbe di Marroni"

O ancora, in un editto pontificio del 1694 (ricordiamo che la Romagna, dal 1540 al 1797, fu sotto il controllo dello Stato Pontificio come “Legazione apostolica di Romagna”) si stabiliva che per ogni castagno abbattuto, un altro andava piantato al suo posto, in modo da dare continuità alla ricca ed eccellente produzione di marroni del territorio. Ora, con l’arrivo dell’età industriale la coltivazione e il commercio di marroni in Romagna e nella Valle del Santerno andò diminuendo, ma non nella zona di Castel del Rio, dove rimane tutt’oggi un elemento fondamentale dell’economia e dell’identità della zona.

Marroni di Castel del Rio IGP: una perla dal dolce sapore

Abbiamo visto cosa li renda diversi dalle castagne, da dove vengano e perché siano stati e continuino a essere così importanti per un piccolo comune della provincia di Bologna, ma di cosa sappiano i Marroni di Castel del Rio IGP ancora non abbiamo parlato.

Alla domanda: “Quale sapore hanno?” la risposta più lapidaria possibile sarebbe “celestiale”, ma andiamo per gradi. Innanzitutto, i Marroni di Castel del Rio IGP sono protetti da una sottile buccia e da una pellicina facilmente rimovibile, cosa che li rende più facili da pulire dei normali marroni e delle castagne. Ma soprattutto, la loro polpa si contraddistingue per una finezza e una dolcezza fuori dall’ordinario, caratteristica che certamente ha influito non poco nel permettere ai Marroni di Castel del Rio IGP di affermarsi come uno dei tesori gastronomici della Romagna.

Pensate che non solo a questo straordinario frutto è stato dedicato un intero museo, ospitato nella sale dello storico e centrale Palazzo Alidosi, ma anche una sagra annuale: nei fine settimana di ottobre, infatti, i Marroni di Castel del Rio IGP vengono celebrati con una serie di appuntamenti e una grande mostra-mercato che permette ai visitatori di gustare i prelibati frutti dei boschi della Valle del Santerno in ogni foggia e declinazione.

Parlando di ricette e modi di gustare i Marroni di Castel del Rio IGP, non possiamo non citare il classico castagnaccio, i marron glacé, le frittelle e i tartufi di marroni, o le creme e le composte realizzate a partire da questo frutto, fino ad arrivare ai brusé, i marroni arrostiti nel brusadûr, la tradizionale padella traforata, e serviti bollenti. Ma se soli sono ottimi, i Marroni di Castel del Rio IGP diventano eccellenti quando sapientemente accompagnati da un calice di vino a denominazione della Romagna.

Quindi, se siete alla ricerca delle dolci coccole che solo i marron glacé possono dare, vi consigliamo un calice di Romagna Albana DOCG Passito, mentre se non sapete rinunciare al tradizionale cartoccio di brusé, magari da consumare appena fatto, davanti al camino, la compagna ideale è senza ombra di dubbio quella della figlia più giovane della vendemmia romagnola: la Romagna Cagnina DOC.