Quattro luoghi in Romagna per capire i Malatesta | Consorzio Vini di Romagna
agosto 2021 | Territorio

Quattro luoghi in Romagna per capire i Malatesta

Nonostante oggigiorno il loro nome porti subito alla mente beni dall’inestimabile valore artistico, i Malatesta, prima che mecenati, furono dei guerrieri

Quattro luoghi in Romagna per capire i Malatesta | Consorzio Vini di Romagna

Come spiegare altrimenti il fatto che Galeotto I, capostipite della famiglia, pur di accreditare la leggenda della sua discendenza da Scipione l’Africano, il distruttore di Cartagine, fece aggiungere al proprio stemma araldico un elefante?

È più probabile, tuttavia, che i Malatesta avessero origine tedesca, feudatari dell’imperatore Ottone III che nel 997, a Ravenna, affidò il Centro Italia ai suoi Marchesi. Tra i feudi indicati dall’imperatore di Germania compariva anche quello della Romagna che, stando al racconto dello storico Carlo Sigonio, fu assegnato a tale «Malatesta detto il Tedesco».

Com’è come non è, i Malatesta da allora regnarono su Rimini e sulla Romagna fino al XVI secolo. E lo fecero con tale spirito guerriero che la loro stirpe germanica ne fu certamente onorata. Che fossero di animo focoso, poi, ce lo ricorda Dante nel canto V dell’Inferno. Narrando dello sfortunato amore tra Paolo e Francesca, ci parla indirettamente dei Malatesta. Fu Gianciotto Malatesta, detto lo Sciancato, figlio di Malatesta Verucchio signore di Rimini, a uccidere i due amanti: Francesca da Rimini (sua moglie) e Paolo Malatesta (che, per inciso, era suo fratello).

L’Italia latina cercò in tutti i modi di educare quegli spiriti belligeranti al gusto del bello. In qualche modo ci riuscì. Ma il “bello” dei Malatesta si espresse maggiormente nelle grandiose forme di castelli e fortificazioni, di cui i loro domini romagnoli vennero punteggiati, in una continua dimostrazione di potenza e di possesso. Un esempio su tutti è la Rocca di Rimini, ricostruita nel Rinascimento con le batterie di cannoni rivolte alla città, come se i Malatesta temessero continuamente sollevazioni popolari interne prima ancora che aggressioni esterne.

Tra il Quattro e il Cinquecento, infine, soprattutto con Sigismondo Pandolfo, i Malatesta divennero «signori della guerra», capitani di ventura al servizio dei vari potenti con il compito di guidare i loro eserciti. Sigismondo fu anche mecenate. Il suo contributo alla Rimini rinascimentale raggiunse l’apice con il Tempio Malatestiano costruito da Leon Battista Alberti e dipinto da Piero della Francesca.

ROMAGNA, I LUOGHI MALATESTIANI DA NON PEDERE

La Rocca Malatestiana di Santarcangelo

A Santarcangelo di Romagna sorge uno dei più imponenti castelli della zona. Fu voluto da Carlo Malatesta nel 1386 ed assunse le sembianze attuali nel 1477, quando Sigismondo Pandolfo Malatesta lo fece ristrutturare. È caratterizzato da un enorme torrione, detto Mastio, tra i più alti d’Italia, dove la famiglia Malatesta avrebbe potuto rifugiarsi in caso di attacco. La Rocca fu sede di aspre battaglie con i Montefeltro, acerrimi nemici dei Malatesta. Alcuni storici ritengono che proprio nelle sue stanze si consumò l’amore (e la tragica fine) della più celebre coppia dantesca: Paolo Malatesta e Francesca da Rimini. 

San Leo e la sua fortezza

Da Santarcangelo di Romagna spostiamoci a San Leo. Anche qui, il contributo dei Malatesta è ben visibile nel meraviglioso castello che, quasi d’incanto, si eleva sulle vertiginose pendenze della rocca che domina il borgo. Tra il XIV e XV secolo, San Leo fu sede di continue battaglie tra i Malatesta e i Montefeltro che più volte lo guastarono e lo ricostruirono come imprendibile fortezza

Sant’Agata Feltria

Altro luogo denso di storia (e di contese) fu Sant’Agata Feltria, incantevole borgo medievale sormontato da un altrettanto incantevole (e maestoso) maniero. La storia del castello è singolare. Di proprietà pontificia, di volta in volta venne assegnato ai Montefeltro o ai Malatesta in base ai favori che i pontefici ricevevano da questa o dall’altra famiglia. Nel Quattrocento, Sant’Agata passò sotto l’influenza dei Malatesta per poi finire nelle mani dei Montefeltro dalla seconda metà del XV secolo, periodo che segna il tramonto del potere di Sigismondo Pandolfo Malatesta, il «più forte condottiero del Quattrocento».

Il castello di Pennabilli

Se si pensa alla famiglia dei Malatesta, una delle protagoniste più celebri dell’età delle signorie, subito baluginano davanti agli occhi le immagini dell’imponente Castel Sismondo, la pressoché impenetrabile rocca eretta da Sigismondo Pandolfo Malatesta il 20 maggio 1437 alle ore 18.48 (momento scelto con cura da Sigismondo, deciso dopo aver consultato gli elaborati calcoli effettuati dagli astrologi di corte). Nonostante ciò, questo illustre casato mosse i primi, gloriosi passi nel Montefeltro, la regione storica che abbraccia parte delle Marche, della Toscana e della Romagna.

Insomma, la storia dei Malatesta inizia lontano dal mare Adriatico, a Pennabilli, luogo di nascita di un discendente della famiglia Carpegna, soprannominato proprio “Malatesta” per la sua intemperanza caratteriale. È lui che costruì il castello di Penna, ed è da lui che forse discese il casato che seppe assoggettare al proprio dominio gran parte delle Marche, della Romagna e i territori di Bergamo e Brescia.