Dante, Ravenna e i ravennati: un legame divino! | Consorzio Vini di Romagna
gennaio 2022 | Territorio

Dante, Ravenna e i ravennati: un legame divino!

In occasione del 700esimo anniversario dalla scomparsa di Dante abbiamo voluto creare un percorso letterario per indagare il profondo legame che unì, per un tempo breve ma significativo, il più grande poeta italiano alla terra e alla gente romagnola.

Nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321, Dante Alighieri si spense nella città in cui aveva trascorso gli ultimi anni dell’esilio, Ravenna.

Proprio nella splendida capitale dell’antico Esarcato bizantino riposano le spoglie del Sommo Poeta, che a Ravenna trovò non solo riparo, ma anche la pace per concludere la sua opera più celebre: la Divina Commedia.

Nella Commedia, ma anche in altri suoi scritti, sono numerosi i riferimenti al territorio romagnolo, ai suoi protagonisti e alle vicende che videro la Romagna come palcoscenico di importanti eventi storici e politici.

Il soggiorno a Ravenna

Non è questa la via per ritornare in patria; ma se un’altra sarà trovata, che non deroghi alla fama e all’onore di Dante, prontamente accetterò», con queste parole il poeta comunica a un amico fiorentino che rifiuta l’umiliazione della multa e dell’offerta che viene da Firenze, la quale, minacciata da Uguccione della Faggiola, alleato di Cangrande in Toscana, è pronta ad offrire un’amnistia a tutti gli esuli, previo il pagamento di una multa e la rituale offerta nel giorno di San Giovanni.

Dante si trova in esilio, infatti, dal 10 marzo 1302, quando fu emanata la condanna a suo nome:

«Alighieri Dante è condannato per baratteria, frode, falsità, dolo, malizia, inique pratiche estortive, proventi illeciti, pederastia, e lo si condanna a 5000 fiorini di multa, interdizione perpetua dai pubblici uffici, esilio perpetuo (in contumacia), e se lo si prende, al rogo, così che muoia»

(Libro del chiodo - Archivio di Stato di Firenze - 10 marzo 1302)

Questa condizione segnò per sempre di dolore la sua vita, e distrusse ogni sua speranza umana, diventò lo specchio storico dell’esilio dell’uomo mortale, che poi assunse a oggetto della sua Divina Commedia.

Dopo i soggiorni presso i Signori di varie città d’Italia, nel 1318, Dante giunge a Ravenna, accolto da Guido Novello da Polenta, che lo tratta con onore.

Qui è circondato da una piccola corte di amici letterati e viene raggiunto dai figli Pietro e Jacopo e dalla figlia Antonia, fattasi suora col nome di suor Beatrice.

Grazie al podestà della città di Ravenna, il poeta trascorre gli ultimi tre anni di vita relativamente tranquilli, durante i quali crea un cenacolo letterario a cui prendono parte alcuni giovani letterati locali e finisce l’ultima parte della sua più grande opera.